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Tutti vogliono viaggiare in prima
venerdì, 18 gennaio 2008, ore 00:46
Avrei dovuto raccontarvi di questo viaggio la sera stessa dell'arrivo a Roma ma, tra la stanchezza, le faccende domestiche pronte ad attendermi al varco ed una pila di libri più alta di me da studiare, non ce l'ho fatta. Vuoi per mancanza di tempo o di parole, tant'è che adesso sono qui, in attesa d'ispirazione per dormire. C'è che ho fatto un viaggio in prima classe per errore e, tranne i sedili più larghi e comodi (che, vi dirò, seppur fornita di pancetta e rotondità varie ed eventuali, io ci entro benissimo anche in quelli di seconda) e l'avere intorno una squadra di managers in giacca e cravatta con tanto di mini-portatili-ma-talmente-portatili-che-di-più-non-si-può, 'sta gran differenza non l'ho avvertita. Tra l'angoscia del controllore che, svelatoci l'inghippo, ci informa poco elegantemente che qualora si fossero presentati gli eventuali possessori dello stesso biglietto ci saremmo dovuti spostare appena cinque carrozze più in là, compresa la mole indescrivibile di bagagli (valigione con ante dell'armadio annesse, zaino stracolmo di libri della serie quelli-che-il-peso-della-cultura-lo-sentono e borsa frigo di mammà perchè-sennò-che-razza-di-calabresi-siamo?), che non entrano tra i sedili di prima classe, evidentemente non progettati per utenza meridionale, un tizio troppo poco stabile di mente che ti si appiccica addosso per mezzo viaggio e di cui ti riesci a liberare solo dopo aver dichiarato di essere ebrea (il gallo non ha cantato e non ho rinnegato tre volte, perciò dovrei ancora essere salva), tutto è bene quel che finisce bene. E sono tornata alla mia oziosa ("letterariamente" parlando) vita romana, con il primo scritto affrontato e quattro orali alle porte, la coinquilina dispersa fino a domenica e le pareti di casa che hanno imparato a volermi bene, tanto a lungo le guardo e ci discorro ad alta voce. Perché io la solitudine proprio non la posso soffrire, e menomale che nei momenti più neri c'è sempre l'amore mio a tirarmi su dal tedio angoscioso delle sudate carte e a viziarmi un po'. Se vuoi fare felice la tua donna basta farle un regalo, e lui lo sa. E se poi la porti in un posticino bello bello come quello di ieri sera e riesci a sorreggerla sulla strada del ritorno, mentre balla e ride a perdifiato perché le bastano 40 cl di birra per prendere il volo verso mondi colorati da far sbrilluccicare gli occhi, saprà essertene riconoscente per sempre. Intanto, mi sento pericolosamente a corto di idee riguardanti musica da ascoltare. Qualcuno di voi sarebbe così gentile da rispondere al mio commosso appello e darmi qualche consiglio? così parlò ausrufezeichen. commenti (9)
Ti telefono o no?
mercoledì, 09 gennaio 2008, ore 16:03
- Ma non è che adesso, avendoti dato troppa sicurezza, il trascurarmi un po' inizia a diventare un'abitudine?- Scherzi?! - Veramente, no... [...]
E tornarono a vivere felici e contenti (si spera). ![]() così parlò ausrufezeichen. commenti (4)
senzatitolo
domenica, 06 gennaio 2008, ore 01:18
Il silenzio della notte scende a colorare di blu i sogni ed i pensieri di quanti riescano a trovarvi pace e conforto, ed eccomi ancora qui, a cercare di mettere ordine al groviglio inestricabile che mi intrappola il respiro e mi toglie la voglia di sognare. Un nuovo anno è arrivato, ed io resto sospesa a mezz'aria, incerta se continuare a guardare indietro o lasciarmi andare e vivere appieno quanto deve ancora accadere.
Ci sono giorni in cui mi ronzano in testa sempre le stesse domande, e la paura torna ad oscurare la luce del mio sguardo al punto da renderlo irriconoscibile persino a me stessa. Eppure ci sarebbero, e ci sono, tanti motivi per cui ridere a perdifiato, ma è come se non riuscissi a trattenere tra le dita quegli attimi che svaniscono troppo in fretta perché possa davvero sentire che mi appartengono. Come quella notte splendida trascorsa tra i sorrisi degli amici e le braccia del mio amore a dare il benvenuto all'anno appena incominciato: sento ancora quel ritmo sfrenato che mi scorre nelle vene e si tramuta in inarrestabile voglia di fare, eppure non so fare altro che stare ferma ad aspettare. E dire che di cambiamenti ce ne sono stati fin troppi nella mia vita da qualche mese a questa parte, ma non mi bastano ancora, e l'assurdo sta nel fatto che a paralizzarmi sia proprio la voglia di raggiungere al più presto "qualcosa" che non riesco in nessun modo a identificare. O meglio, l'intreccio è così fitto da non riuscire a scegliere una direzione verso cui proiettare le mie migliori energie. I primi esami universitari sono alle porte, non dovrei pensare ad altro che a studiare, e invece la mia mente vola già a quando l'anno sarà trascorso e troverò di nuovo il tempo per dedicarmi alla mia adorata Musica, tormento e delizia dei singoli istanti di ogni mio giorno. Voglio conoscere Roma, accarezzarla, scoprirla nei suoi angoli più segreti, e vivere questo amore, libera dall'incertezza e dalla paura che la magia si possa sgretolare. Voglio sentirmi leggera e spettinare il mio noioso taglio di capelli, e parlare, ridere, emozionarmi senza il timore di sentirmi dire che sia "troppo". Desidero che la Befana stanotte mi porti un'amica, una vera però, di quelle a cui a dodici anni si raccontano i segreti più stupidi e con cui si possa ridere per ore delle piccole pazzie di tutti i giorni, o cantare a squarciagola l'allegro con fuoco della nona di Dvoràk. E parlare di Harry Potter e Pirandello che si scambiano occhiate sospettose in cima al comodino. così parlò ausrufezeichen. commenti (7)
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Veronique, c'est moi
Sono io. Non posso essere altrimenti che così e per alcuni versi ne vado fiera. Perché nel mondo di sterili ed apatici scheletri senza volto e senza nome in cui viviamo, sono contenta di avere una personalità, seppure inevitabilmente imperfetta e soggetta all’errore. Due o tre cose che so di me: amo l’Arte nella sua più profonda essenza, suono il violino da quando avevo 4 anni e desidero con tutta me stessa che la Musica non smetta mai di essere il motore della mia esistenza. Innamorata della vita, dell’Amore, della mia famiglia, della cultura, ho dei valori nei quali non mi sono ancora stancata di credere. L’ignoto mi attrae e spaventa allo stesso tempo, ma credo fermamente che proprio l’impossibilità di conoscere ciò che la vita ci riserva la renda davvero degna di essere vissuta.
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bloggometro
close your eyes and listen
qualche buon motivo
la mia mamma. la mia famiglia. l'Amicizia. la Musica. l'Arte, in ogni sua forma. le coccole! le sorprese. l'immensità di un cielo stellato. la voce del mare. le bolle di sapone. il profumo dei libri. viaggiare. il mio disOrdine. il silenzio della notte. le nuove idee.per amare questo mondo ![]() nuvole nere sul mio cielo
gli addii. l'ipocrisia. l'invidia. l'ignoranza. il mio orgoglio. le mie debolezze. la solitudine. la cecità dei normali. le formalità. avere paura. non poter dire ciò che penso. perdermi, in tutti i sensi.
scene di vita vissuta
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the pigs are coming
ringraziamenti
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