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Poffarbacco
lunedì, 22 ottobre 2007, ore 00:16
E poichè vi vedo già tutti incollati al monitor a trepidare e divorare insistentemente ciò che resta delle vostre unghie in attesa di mie esilaranti notizie, questo è quanto: sopravvivo, un po' a fatica forse, ma inizio a familiarizzare con quanto mi circonda, e azzarderei pure l'affermazione che inizio a sentirmi un tantinello felice. Mi scuso con chi ancora attende di incontrarmi di persona e con chi riesce ad avere mie notizie solo di rado (gente, non odiatemi e non abbandonatemi, vi prego!), ma incominciare una nuova vita partendo quasi da zero è molto più complicato di quanto si riesca ad immaginare. Finito il momento di autocommiserazione patetica, vogliamo partire con una gustosa carrellata di luoghi/persone/situazioni che da un mese a questa parte animano i momenti migliori del mio soggiorno romano? La coinquilina. Ebbene, non so ancora se purtroppo o per fortuna, ci siamo conosciute. Dal momento che non mi è stato dato stabilire con certezza lo stato di attività dell'evidentemente esiguo numero di neuroni che popolano il suo tenero cervellino, non potrò esprimermi con assoluta obiettività di giudizio. Ad ogni modo, se proprio devo dirvela tutta, io di uno scheletro malaticcio semovente e con scarsa propensione alla costruzione di rapporti sociali che non nasconde una dubbia attività digestiva ed un'evidente incapacità di gestione della propria persona, direi a naso che non c'è molto da fidarsi. Ma se vogliamo valutare i vantaggi della situazione, non disturba, non sporca e ogni fine settimana lascia casa libera per ogni tipo di evenienza. Tutto sommato, mi sarebbe potuta andare molto peggio di così. L'autista, figura fondamentale nella scansione dei ritmi vitali di ogni singolo giorno. Dal disgraziato che non arriva mai a quello che non si ferma per farti scendere e/o salire dal/sul mitico 507, passando per l'incosciente assatanato che sfreccia a duemila all'ora fino al giovane ed inesperto che sbaglia percorso e si fa guidare da una provvidenziale passeggera che ci conduce sani e salvi alla meta, i miei ossequi e le peggiori maledizioni alla linea di trasporti atac, che non smette mai di sorprenderci e di renderci orgogliosi di averle gentilmente donato 230 fruscianti bigliettoni (eggià, perchè noi studenti non residenti a Roma, mica ce l'abbiamo lo sconto sull'abbonamento!) per un intero anno di tetra angoscia e disperazione. Il fruttivendolo provolone, che ti fa svenare per poter ingurgitare un'insalata commestibile, ti regala tre peperoncini e ti fa addirittura lo sconto di 13 centesimi sullo sproposito che ti ha fatto pagare, ti spoglia con gli occhi ma per fortuna è troppo impegnato a derubare altra gente per concretizzare in atto il pensiero perverso. Il postino che ti consegna un pacco di DICIOTTO chili (perchè noi siamo calabresi e ce ne vantiamo, tzé) per due giorni di fila esattamente 5 minuti prima che tu sia in casa e ti costringe ad attraversare la città con lo sciopero dei mezzi per andartelo a recuperare di persona, sola sotto la pioggia incessante. Ma anche l'angelo caduto dal cielo ed incarnatosi in una simpaticissima e volenterosa signora di mezza età che ti aiuta a sostenere la mole insopportabile e si scopre essere la commessa del supermercato sotto casa. La mitica facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, con annesso corpo docenti e studenti in particolare dell'indirizzo SSTMS che ancora nessuno (a parte me) è riuscito a pronunciare e che per fortuna dall'anno prossimo (quando entrerà in vigore il NUOVISSIMO ordinamento, udite e tremate) ritornerà a chiamarsi semplicemente DAMS, in onore di tutti i disoccupatissimamente disperati che continueranno inspiegabilmente a popolarlo. Dopo i primi dieci giorni di ricognizione, con la guida di facoltà che misteriosamente e decisamente troppo prima del previsto sparisce per non ritornare mai più in circolazione, un intero sistema da decifrare a cui quasi nessuno sembra essere ancora (a parte me, ho ho!) venuto a capo, scartati i corsi soporiferi e quelli ancora troppo "avanzati" per le mie esigue capacità cerebrali e dilapidati tutti i miei averi in libri su cui spendere la mia giovinezza, inizio a trovare finalmente un equilibrio, e se continuo ad incrociare le dita, con qualcuno (qualcunA, UNA) dei miei colleghi sento che riuscirò a costruire qualcosa di più che una semplice pacifica convivenza tra i banchi universitari. La cognata, immancabilmente ed instancabilmente tritaballe e guastafeste, dall'animo da infante e l'atteggiamento da donna vissuta, che ti vuole bene ma ancora non lo sa e non è capace a dimostrarlo, e che si cerca in un modo o nell'altro di salvare costantemente dalla profondità dell'abisso della paranoia mentale e le crisi precoci di pseudo casalinga esaurita tutto(niente)fare... E potrei proseguire ancora a lungo, ma non resterebbe tempo e fiato per gli istanti indimenticabilmente magici, i concerti assaporati e tutti quelli che ancora attendono di farmi emozionare, i nuovi luoghi esplorati, gli esperimenti culinari, i cinema di quelli che da noi non li si era mai visti e neppure immaginati, gli abbracci in metro, i baci dolci dolci e le coccole sotto le lenzuola, il gelo, i temporali e le corse a perdifiato, le piccole grandi soddisfazioni quotidiane, la gioia di rivedere mamma, papà e sorellona tra meno di dieci giorni e tanto, tanto altro ancora che non è possibile intrappolare tra i caratteri della tastiera di un pc e che mi da ogni istante la forza per continuare a credere in tutto ciò che faccio. Non potrei desiderare di vivere nient'altro di meglio di ciò che mi sta capitando.
così parlò ausrufezeichen. commenti (7)
Etciù
domenica, 07 ottobre 2007, ore 13:29
Eppure ogni tanto ritorno. Roma mi circonda con la luce grigia del suo cielo nuvoloso che mi fa lacrimare gli occhi lucidi per il raffreddore. E io scrivo accoccolata sulle gambe del mio amore, che si prende cura di me e lecca le mie ferite di solitaria esule volontaria, abbandonata tra anonime rotatorie e aule universitarie straripanti di pseudo-studenti e professori con più di una rotella fuori posto. Ma sto bene e, seppure versi ogni tanto qualche lacrima di troppo, questo nuovo mondo sembra non aver ancora deluso le mie aspettative. Tra una lezione e l'altra e una lista infinita di libri da comprare che preannuncia tempi di studio matto e disperatissimo, riesco anche a trovare il tempo per suonare, fare visita al mio amore-infermierino e adempiere ai miei doveri di brava donnina di casa. Adesso non resta che trovare un buon insegnante a cui affidare le flebili speranze che accompagnano la profonda crisi da "post-diplomata" in cui imperverso ed augurarmi che la coinquilina che conoscerò stasera non mi faccia venir voglia di strapparle i capelli dopo due minuti di convivenza. Compagni blogghettari, inizio a sentire la vostra mancanza! così parlò ausrufezeichen. commenti (12)
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Veronique, c'est moi
Sono io. Non posso essere altrimenti che così e per alcuni versi ne vado fiera. Perché nel mondo di sterili ed apatici scheletri senza volto e senza nome in cui viviamo, sono contenta di avere una personalità, seppure inevitabilmente imperfetta e soggetta all’errore. Due o tre cose che so di me: amo l’Arte nella sua più profonda essenza, suono il violino da quando avevo 4 anni e desidero con tutta me stessa che la Musica non smetta mai di essere il motore della mia esistenza. Innamorata della vita, dell’Amore, della mia famiglia, della cultura, ho dei valori nei quali non mi sono ancora stancata di credere. L’ignoto mi attrae e spaventa allo stesso tempo, ma credo fermamente che proprio l’impossibilità di conoscere ciò che la vita ci riserva la renda davvero degna di essere vissuta.
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bloggometro
close your eyes and listen
qualche buon motivo
la mia mamma. la mia famiglia. l'Amicizia. la Musica. l'Arte, in ogni sua forma. le coccole! le sorprese. l'immensità di un cielo stellato. la voce del mare. le bolle di sapone. il profumo dei libri. viaggiare. il mio disOrdine. il silenzio della notte. le nuove idee.per amare questo mondo ![]() nuvole nere sul mio cielo
gli addii. l'ipocrisia. l'invidia. l'ignoranza. il mio orgoglio. le mie debolezze. la solitudine. la cecità dei normali. le formalità. avere paura. non poter dire ciò che penso. perdermi, in tutti i sensi.
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