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When you wish upon a star...
sabato, 30 dicembre 2006, ore 16:32
Perchè le emozioni di queste giornate non svaniscano nella fugacità dell’incessante trascorrere del tempo, torno a calcare la scena del mio piccolo “teatro” alieno, esuberante e un tantino esauritella come sempre, felice e con un lieve principio di ibernamento. Il gelo ha finalmente deciso di farci visita in quest'ultimo sprazzo di 2006, che trascorro tra bagordi festaioli e momenti di consuete elucubrazioni mentali. Come ogni prossima fine d'anno che si rispetti, è tempo di bilanci, speranze e false promesse che ci accompagneranno lungo l’anno che sta per arrivare.Per un ultimo saluto al
«When you wish upon a star, makes no difference wo you are anything your heart desires will come to you» così parlò ausrufezeichen. commenti (18)
martedì, 26 dicembre 2006, ore 04:06
«The greatest thing you’ll ever learn is to love and be loved in return» così parlò ausrufezeichen. commenti (5)
Mi sento umoralmente instabile.
giovedì, 21 dicembre 2006, ore 22:04
Sapete cos'è? Che certe volte mi sembra veramente di essere pazza, perchè dico io, non è possibile nell'arco della stessa giornata cambiare umore in maniera così drastica, da un eccesso al suo esatto opposto. Ma fatto sta che così accadde. Penso a quando ero bambina ed ho imparato a leggere da sola, a quando ho messo tutta me stessa in un obiettivo che volevo raggiungere e ce l'ho fatta superando le mie consuetamente turpi aspettative, e mi torna la voglia di mettermi in gioco. Penso che non sono sola lungo questo cammino, e sulle labbra si riaccende il sorriso. Ma davvero tra quattro giorni è Natale?? «Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo dell'industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso...» da "I figli di Babbo Natale", Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, Italo Calvino
così parlò ausrufezeichen. commenti (9)
domenica, 17 dicembre 2006, ore 15:23
...2222... Ho sempre creduto che la superstizione e la scaramanzia facciano parte di una tradizione popolare fondata su radici di profonda ignoranza, inammissibile per l'epoca "moderna" in cui viviamo, e da tutto ciò che concerne oroscopi, previsioni e altre simili trovate commerciali, mi sono sempre tenuta alla larga. Ma se c'è qualcosa che mi ha sempre affascinata, sono i numeri. E' curioso pensare come a volte ci si possa "affezionare" a delle entità così astratte, a simboli convenzionali che di per sé non hanno alcun significato, se non quello che noi attribuiamo loro. E forse è per questo che mi piacciono tanto, perchè nell'essere così standardizzati finiamo tutti per metterci dentro del nostro, affidando loro sensazioni e ricordi tutt'altro che oggettivi. Non mi piace parlare di numeri più o meno "fortunati", più semplicemente preferisco dire che ce ne sono alcuni che mi stanno più simpatici e altri che lo sono di meno. Alcuni talmente pieni di ricordi da scoppiare, altri ancora che mi sono quasi del tutto indifferenti. E come si può non essere in qualche modo legati a qualcosa che ci ha accompagnati lungo i momenti più felici del nostro cammino? Proprio per questo motivo amo dal profondo del cuore il 2. E' da lì che per me tutto ha avuto inizio, ed è intorno a questo numero che tutti i momenti più belli della mia vita hanno sempre ruotato. E in un giorno come questo, in cui un "traguardo" numericamente significativo è stato raggiunto, vi ringrazio per avermi dato 2222 motivi per raccontarmi su questo angolino di mondo. così parlò ausrufezeichen. commenti (11)
No, perchè non ho il giardino!
sabato, 16 dicembre 2006, ore 17:29
Oggi è il mio giorno fortunato. Sono un vulcano inarrestabile, iperattivo, e forse anche logorroico, quel tanto che basta per fare una capatina da queste parti e raccontarvi qualcosa. Si sarà notato che il mio blog cambia abito, come nella migliore serata di gala che si rispetti, e diventa frizzante, allegro, appena un pizzico troppo "primaverile" per la stagione, ma mi piace così, che rispecchi l'umore di chi vi scrive. Veniamo al dunque, però. A volte mi stupisco di quanto possano essere bizzarre certe giornate, come quella di stamattina. Al mio risveglio si prospettava un buongiorno veramente da panico: lezione di quartetto alle 9 e in un mese nessun libro aperto... Ora io dico, mi sarei pure potuta sforzare un pochino e dedicare, non dico ore, ma almeno UN MINUTO del mio preziosissimo tempo ai miei bei quartettini, e invece no, vuoi perchè ho dovuto studiare altro, vuoi per i concerti, vuoi perchè sono una vagabonda senza ritegno e non riesco mai a mettermi troppo seriamente a studiare, non li avevo degnati nemmeno di uno sguardo. Mi avvio verso la temutissima aula che non vede mai la luce del sole (sia in senso figurato che letterale), consapevole che oggi sarebbe divenuta teatro delle mie peggiori sventure, ed invece i risultati hanno tradito ogni aspettativa. Me la sono cavata degnissimamente, considerando che più che di un'esecuzione si è trattato di improvvisazione allo stato puro, e ho strappato addirittura qualche sonoro "brava" al mio serissimo, intransigentissimo, e chi più -issimo ha più ne metta, maestro. Roba da non credere. O forse no? Come sempre (in ogni elegantemente detta "pippa mentale"), oltre che pormi le domande, mi do le risposte da sola. Perchè sono consapevole che lo straordinario dell'avventura non sia tanto l'essere riuscita a suonare (in fin dei conti, diamine, se lo faccio dalla notte dei tempi un motivo ci sarà); il guaio vero e proprio è che più studio e meno so suonare. O meglio, quando studio (perchè senza tecnica e senza impegno non si arriva da nessuna parte, lo so, lo so) e sono consapevole delle difficoltà di un pezzo da eseguire, il mio cervellino traditore si inerpica nei sentieri più scoscesi delle paranoie mega-astro-cosmiche, e va a finire che mi taglio le gambe da sola, arrivando come di consueto a compiangermi perchè sono-una-capra-ed-è-inutile-che-sprechi-il-mio-tempo-a-studiare,-perchè-tanto-non-arriverò-da-nessuna-parte e bla-bla-bla. Ecco perchè, quando la mia mente è sgombra da tutto questo, quel "qualcosa" che ho dentro inizia lentamente a farsi strada tra la sterpaglia delle mie insicurezze e a fare capolino in una fresca mattina d'inverno, tra le tenebre di un'aula di conservatorio. E quand'è, mannaggia mannaggina, che riuscirò ad uscire da sto benedetto blocco grezzo e far vedere a tutti che ce li ho pure io, gli artigli?
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mercoledì, 13 dicembre 2006, ore 12:12
« Una sera dal tramonto colorito nel cielo frastagliato di nubi, m'indugiai lungamente ad ammirare su un lembo limpido, un colore magnifico, verde, puro e mite. Nel cielo c'era anche molto color rosso gettato sui margini delle nubi a ponente, ma era un rosso ancora palliso, sbiaccato dai diretti, bianchi raggi del sole. Abbacinato, dopo un certo intervallo di tempo, chiusi gli occhi e si vide che al verde era stata rivolta la mia attenzione, il mio affetto, perchè sulla mia rètina si produsse il suo colore complementare, un rosso smagliante che non aveva nulla da fare col rosso luminoso, ma pallido nel cielo. Guardai, accarezzai quel colore fabbricato da me. La grande sorpresa la ebbi quando una volta aperti gli occhi, vidi quel rosso fiammeggiante invadere tutto il cielo e coprire anche il verde smeraldo che per lungo tempo non ritrovai più. Ma io, dunque, avevo scoperto il modo di tingere la natura!» Italo Svevo, La coscienza di Zeno Quando ero bambina, inventare con i colori era uno dei miei giochi preferiti. Ogni volta che strizzavo forte forte gli occhi (così a lungo che avevo paura che i "grandi" intorno a me potessero accorgersene e rubarmi il "segreto" di quell'incantesimo), dalle profondità del nero senza vita iniziavano ad emergere figure e colori che la mia fantasia chissà dove andava a pescare. Mi lasciavo circondare, frastornare da quel fantastico mondo di immagini e colori, in cui potermi rifugiare ogni volta che avessi voluto farlo. Tornare alla realtà era sempre una nuova scoperta, perchè ogni cosa aveva assunto nuove forme e sfumature; ed io che credevo di essere l'unica ad aver scoperto quella magia...
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Tutti siamo nati matti. Qualcuno lo rimane.
domenica, 10 dicembre 2006, ore 13:47
Da "Amadeus" Novembre 2006, Editoriale di Duilio Courir "Abbattuta dai tagli del Fus e in generale dai tagli che sono stati apportati alla cultura che per ora non pare siano stati colmati, la vita musicale del nostro paese è caratterizzata da incertezza e da livelli di progetti di piccole proporzioni, senza una vera struttura portante e affidata in gran parte alle difficili iniziative che nascono dal coraggio di pochi e dalla presa di coscienza delle élite non meno che di singoli individui formati in un clima familiare pieno di vita. Ma quello a cui si assiste è niente rispetto a quello che si sta preparando e che è per adesso una realtà relativamente stemperata dalle molte distrazioni forse piacevoli, ma in maniera dominante vuote di vita come quelle televisive. Pochi sanno, e quasi nessuno ne parla, del controsenso di cui soffre la vita musicale italiana dove i musicisti stanno diventando cittadini di seconda classe e con minori diritti degli altri. Per un lavoratore normale, il solito idraulico per esempio, la scelta del proprio lavoro comporta il diritto a ricevere il compenso che lui ha stabilito. Questo non succede a un musicista che quando cerca lavoro, e può capitare moltissime volte di non trovarlo, viene retribuito con una somma di 42 euro al giorno che corrisponde a una scarsa prospettiva di esistenza con attese minime per il livello di vita dei giovani che hanno passato dieci anni a studiare e che sono alla ricerca di un impegno che corrisponda se non proprio ai loro sogni almeno alle loro legittime aspettative professionali [...]" Quando avevo 4 anni e presi per la prima volta tra le mani il mio microscopico violino cinese, non sapevo ancora che sarebbe diventato un compagno di vita insostituibile, con cui condividere momenti di vero sconforto ad altri di inenarrabile emozione, e che sarebbe cresciuto insieme a me, diventando parte di tutto ciò che oggi sono. E non immaginavo che i miei sogni si sarebbero scontrati un giorno con realtà così dure, ma soprattutto non credevo che la voglia di suonare, sempre, comunque e dovunque, avrebbe resistito anche di fronte a tutto questo. Mi capita a volte di riflettere su ciò che finora sono riuscita a costruire e su quanto sia ancora intrigantemente lunga la strada da percorrere, sarà per l'incombente fine dell'anno che mi induce inconsciamente a fare dei bilanci, ed ogni volta mi chiedo seriamente chi sarò diventata "da grande". Mi chiedo soprattutto quando questa sconfinata passione riuscirà a sbocciare e fiorire nella sua interezza e maturità, quando il mio suono riuscirà a comunicare tutto quello che avrei da dire e che spesso sembra intrappolato, quando ciò che ho dentro non sarà più soltanto mio, relegato tra lo studio "matto e disperatissimo" e le mura della mia camera... Sono sempre stata troppo severa con me stessa, e forse troppo così dentro la mia passione da non riuscire a guardarla con quel po' di distacco che basta per riuscire ad essere così estroversa e sicura come nella vita di tutti i giorni anche quando ho il mio violino in mano, e so che solo quando avrò il "coraggio di sbagliare" potrò veramente dire di aver imparato a volare. Tante domande mi ronzano nella testa oggi. Mi chiedo dove sarò dopo che l'indimenticabile avventura del diploma si sarà conclusa, verso quale direzione vorrò volgere il mio cammino ed incanalare tutte le mie energie; mi chiedo se sarò ancora innamorata come adesso, della persona meravigliosa che sta rendendo magiche le mie giornate, della mia vita, della mia famiglia, della mia Musica; mi chiedo se riuscirò a tenermelo stretto per ancora un po' di tempo questo sorriso che mi illumina le giornate, mi chiedo... ...E non sto nella pelle al pensiero che le risposte siano ancora tutte da vivere.
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W la sQuola !
sabato, 02 dicembre 2006, ore 03:07
Si susseguono freneticamente le mie giornate strapiene di impegni, note, pensieri e sorrisi... Sempre in lotta contro il tempo, il piccolo vulcano-Veronika ha ricominciato a ruggire e a fare i conti con la sua vecchia ma rinnovata, meravigliosa vita-ad-incastro. E finalmente Lei, la mia dea Musica, indiscussa protagonista di ogni istante. Mi capita così spesso di pensare a quante cose sono cambiate dalla fine del liceo, che non so se in me sia più forte la gioia per aver messo fine a quanto fino ad allora mi aveva veramente dato la nausea, o la nostalgia per tutto ciò che di bello ho vissuto, e forse anche per quello che mi sono persa. Credo che in fondo la favola felice dei "bei tempi" della scuola stia più nell'alone sfumato e magico del ricordo che nell'esperienza concreta, vissuta giorno per giorno sin nelle peggiori sfaccettature; ciò che conta davvero è cosa rimane di tutte quelle esperienze che, nel bene e nel male, contribuiscono a fare di te ciò che adesso sei. E mi va bene così, senza rimpianti e lacrime, né fotogrammi da aggiungere o cancellare. Se c'è solo una sensazione di cui non sento per niente la mancanza è quell'opprimente "inadeguatezza" che finora mi aveva accompagnata, come se dovessi pagare la "colpa" di essere diversa, non capita, a volte strana e "scomoda" forse, ma sempre inevitabilmente e pienamente io. E la più grande lezione che abbia potuto imparare tra i banchi di scuola è che avere personalità e carattere ha il suo prezzo, ma proprio per questo è la ricchezza più grande di cui possiamo disporre. Gioie e dolori di quel viaggio tortuoso ed emozionante della vita che chiamiamo crescere. Nessuno ne è escluso, eppure ognuno di noi non può che imparare esclusivamente dal proprio percorso. Dopotutto, non è forse questo il bello dell’avventura?
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Veronique, c'est moi
Sono io. Non posso essere altrimenti che così e per alcuni versi ne vado fiera. Perché nel mondo di sterili ed apatici scheletri senza volto e senza nome in cui viviamo, sono contenta di avere una personalità, seppure inevitabilmente imperfetta e soggetta all’errore. Due o tre cose che so di me: amo l’Arte nella sua più profonda essenza, suono il violino da quando avevo 4 anni e desidero con tutta me stessa che la Musica non smetta mai di essere il motore della mia esistenza. Innamorata della vita, dell’Amore, della mia famiglia, della cultura, ho dei valori nei quali non mi sono ancora stancata di credere. L’ignoto mi attrae e spaventa allo stesso tempo, ma credo fermamente che proprio l’impossibilità di conoscere ciò che la vita ci riserva la renda davvero degna di essere vissuta.
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bloggometro
close your eyes and listen
qualche buon motivo
la mia mamma. la mia famiglia. l'Amicizia. la Musica. l'Arte, in ogni sua forma. le coccole! le sorprese. l'immensità di un cielo stellato. la voce del mare. le bolle di sapone. il profumo dei libri. viaggiare. il mio disOrdine. il silenzio della notte. le nuove idee.per amare questo mondo ![]() nuvole nere sul mio cielo
gli addii. l'ipocrisia. l'invidia. l'ignoranza. il mio orgoglio. le mie debolezze. la solitudine. la cecità dei normali. le formalità. avere paura. non poter dire ciò che penso. perdermi, in tutti i sensi.
scene di vita vissuta
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the pigs are coming
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