45 giorni, 1080 ore, 64800 minuti lontano da qui.
giovedì, 08 maggio 2008 - 21:25

3888000 attimi di vita trascorsi senza neppure avere il tempo di accorgermene, così tanti da far girare la testa al solo pensiero di fermarsi a ricordare. E così cerco di inventarmi ogni volta qualcosa di originale che rimanga oltre il tempo di un banale riassuntino delle elementari, lo cerco così a fondo che alla fine mi perdo e non so da dove (ri)cominciare.
Nell'ultimo mese ho imparato che non ci si può fidare delle apparenze (e soprattutto, dei programmi da concerto) senza averne avuta prova udibilmente certificata; che trovarsi faccia a faccia con l'impronta della mano di uno dei miei artisti preferiti è un'emozione che non si può raccontare; che Roma è sempre meravigliosamente bella ed immensa da scoprire, indimenticabile quando si hanno accanto le persone che occupano i due terzi del mio cuore; che il teatro è quasi certamente il luogo in cui potrei voler trascorrere le ultime ore della mia vita; che al peggio non c'è mai fine e a volte non resta che affidarsi nelle mani della provvidenza per vedere che ne sarà delle nostre sorti; che essere una studentessa spericolata e soprattutto squattrinata può avere delle conseguenze piuttosto imbarazzanti; che l'ambiente universitario a volte può curare le piaghe lacrimose di un'adolescenza solitaria; che non è mai troppo tardi per tornare a credere nei propri sogni ed avere il coraggio di mettersi in gioco e ricominciare da capo per realizzarli.
In altre parole, in ordine cronologico invertito, tutto questo significa che ho avuto il (dis)onore di violentare la mia raffinata sensibilità artistica con il peggior ensemble pseudo-barocco che orecchio umano abbia mai potuto sopportare (disperatissimo gruppo spagnolo "La Folìa", provare per credere); che andare alla Sala Espositiva della Reale Accademia di Spagna e vedere da vicino alcune (ahimé, poche) opere del grande Mirò è un'esperienza da provare; che trascorrere 10 giorni con mamma (sorella e cognato annessi) tra le vie dell'Urbe (centro storico in quasi ogni angolo, Villa Borghese, Trastevere, festeggiamento torverghevolmente privato del compleanno dell'ammmore mio a base di birrozza e calzoni di mammà, Castel Gandolfo, gelati, risate, litigi e per chiudere in bellezza lo svaligiamento dei negozi di Castel Romano) è stato ancora più bello di quanto ci saremmo potute immaginare; che, con mia grandissima gioia, Pirandello è venuto a trovarmi al Teatro Valle sotto la pioggia e tra colleghi casinari e tramezzini semi-avariati; (che i risultati elettorali di aprile hanno superato di gran lunga le mie peggiori aspettative, ma preferisco lasciare l'argomento tra parentesi perché il mio blog ripudia sin dalla sua genesi le ipocrisie del politichese); che confesso di aver molto peccato nel fare la nientepopodimenoche promoter di Casini durante la campagna elettorale (ma vi prego, evitiamo di parlare anche di questo perché non sono ancora riuscita a superare l'umiliazione di aver portato sul petto per 10 lunghi giorni lo slogan "io c'entro"); che sto iniziando a guardarmi intorno e a scoprire che tutto sommato ho ancora qualche speranza di conoscere persone interessanti con cui trascorrere del tempo, ma preferisco non sbilanciarmi troppo dai miei piedoni di piombo, perché la paura di rimanere delusa è più forte di qualsiasi altra cosa; che Marco Fiorentini è ufficialmente il mio nuovo insegnante di violino a cui ho affidato le ultime speranze di musicista in crisi e disorientata.
Ma soprattutto, non dimentichiamoci che da un anno e 7 splendidi mesi un raggio di sole è entrato nella mia vita per illuminarla di dolcezza, ragion per cui vi invito non dico a farmi gli auguri, ma almeno a sorridere con me per l'immensa fortuna che mi è capitata.

Joan Mirò, Happy

Astor Piazzolla, Invierno Porteño


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E' l'una di notte e tutto va bene.
lunedì, 24 marzo 2008 - 01:10

Quando ti aggiri solitaria tra gli sfocati contorni della notte ed il rumore dei piedi nudi sul pavimento è un grido inascoltato nel silenzio più nero, ti chiedi se forse non sia il caso di pensare di essere diventata insonne. E non parlo solo del non riuscire a prendere sonno dopo aver enumerato un intero pascolo di pecore, dimenarsi tra le coperte nella vana attesa che Morfeo ti accompagni per mano nel suo mondo incantato; essere insonni vuol dire molto, molto di più. Significa amare la notte e la pace senza tempo che vi si respira, ma nella cui oscurità talvolta si ha paura di perdersi. E' amare il profumo del buio e volerlo raccontare a chi crede che dormire sia il modo migliore di sprecare metà della propria esistenza, è guardare il riflesso della luna piena sull'acqua attraverso il finestrino di un'auto parcheggiata sulla riva del mare e lasciare che il flusso dei propri pensieri prenda vita oltre gli argini della maschera illuminata dalla luce del giorno. Mi scopro in cerca di carpire nello sguardo degli altri l'immagine di me che vi traspare, e mi vedo quasi sempre cristallizzata in un fotogramma che nulla racconta se non un frammento del magma instabile e multiforme che è in me, sempre pronto a straripare. E se volessi disegnarmi su una tela non basterebbe una tavolozza stracolma di colori, perché non mi riesce di essere per tutti e per me una soltanto, senza risultare strana o desiderare di essere diversa.
Chi di voi conoscesse l'ingrediente mancante per completare la pozione magica che mi aiuti a trovare l'amico del cuore ideale, è caldamente esortato a darmi una mano.


Eric Satie - Gymnopedie no.1

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8 Marzo
sabato, 08 marzo 2008 - 00:00

Ti Amo. Oh!

Forse troppo, e sempre di più. anche se sembri non crederci a volte :D

Non posso essere li con te per festeggiare questo 8 Marzo, spero tu possa accontentarti del mio rubare questo tuo spazio...

Non vedo l'ora di rivederti!!!

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Istinto omicida.
martedì, 04 marzo 2008 - 19:41

Cioè, no, veramente, io questa non posso proprio fare a meno di raccontarla. A dire il vero avrei una valanga di cose da scrivere perché il tempo è tiranno ed io non riesco mai a stargli al passo e a contenere l'irrefrenabile scorrere degli eventi nei pochi minuti al giorno che ho a disposizione per parlarne. Ma siamo di nuovo qui, e in cima alla lista delle cose da sapere c'è che stento a frenare l'istinto di trasformarmi in spietata omicida (o meglio coinquilinicida), e non vi nascondo che la faccenda mi irrita e spaventa alquanto. Chi mi conosce sa che Veronica è buona e cara e talmente tenera che si taglia con un grissino, ma il guaio è che a volte ci si dimentica che se di quella bontà si prova anche solo un istante ad approfittare, l'hai persa, e l'hai persa per sempre. Premesso questo, cercherò di riassumere per punti i motivi per i quali potreste verosimilmente leggere il mio nome tra le notizie di cronaca nera dei prossimi giorni (per chi non ci fosse ancora arrivato, sto parlando di LEI, l'unica, indescrivibile, esilarante e pietosamente inimitabile coinquilina. Per saperne di più, vi invito a leggere l'antefatto qui):
- attività cerebrale non pervenuta, perché una persona che non ti parla, non ti guarda, non ti ascolta ed è capace di rimanere immobile a fissare il vuoto per ore interminabili, io non riesco a trovare ragioni per definirla in possesso delle proprie facoltà mentali;
- scarsa (per non dire inesistente) propensione all'igiene e disconoscenza delle norme di buona educazione e del vivere civile, e giuro che non potrei formulare una perifrasi più cortese di questa per descrivere una persona che, oltre ad essere raccapricciante alla vista, puzza, non si lava e non è capace di tirare lo sciacquone dopo aver fatto pipì;
- assoluta mancanza di senso pratico e dei fondamenti della logica (ci vuole tanto a capire che se un tubo perde acqua, e non una gocciolina ma un getto della potenza di un fiume in piena, devi metterci sotto un secchio e non toglierlo fino a quando il problema non sia stato risolto? Più semplice di apri il frigo-metti l'elefante-chiudi il frigo, ma non per tutti);
- incapacità di gestione della propria persona e degli spazi ad essa circostanti, nonché mancanza di rispetto nei confronti di chi si fa un mazzo così per non far sembrare la casa un porcile e desidererebbe ALMENO UNA VOLTA poter andare in bagno senza avere i conati di vomito scrostando il cesso da cima a fondo ed è stufa di passare tutto il proprio tempo libero a riparare i danni che l'altra combina (tanto per fare qualche esempio: la principessa perde il braccialetto nella doccia e la sottoscritta, armata di cacciavite e arnesi vari, deve recuperarglielo, oppure manda la caldaia in blocco e c'è sempre la cretina-tutto-fare che ha imparato il manuale d'istruzioni a memoria per farla ripartire)...
E potrei andare avanti ancora a lungo, raccontandovi di quando smette di bere il latte perché le è finito e aspetta che mammina (da Salerno) glielo porti, dal momento che lei non è capace di andarselo a comprare al supermercato (che dista 10 m da casa), di quando vede Alessandro e si rinchiude in camera come se dovesse proteggersi dal mostro delle caverne, dei mille caffé al giorno che è capace di bere e delle 20 ore di sonno quotidiane di cui non riesce a fare a meno (e questo comporta per me che suonare è diventata un'impresa più ardua di trovare un bravo insegnante che non mi dica che sono uno zero col taglio), di quando le spiego che se vuole internet deve comprare una scheda tim perché qui nel Bronx non c'è campo per nessun gestore e lei si va a comprare la scheda wind lamentandosi del fatto che non si riesce a collegare, così parte in missione con il portatile verso il centro wind più vicino per scoprire che "saaai, a Tor Vergata la wind non prende per niente!" (e io che parlo a fare?), ma non mi resterebbe tempo e spazio a sufficienza per raccontare le cose che mi fanno proprio ribollire il sangue.
Perché io dico, va bene che sei deficiente e non sei capace nemmeno di campare, ma se con la tua aria da imbranata cronica pensi di potermi prendere per i fondelli, cocca mia, hai sbagliato strada. Se il sapere, ad esempio, che tutto ciò che doveva essere comprato in questa casa ho dovuto comprarlo io ed io soltanto senza che avesse contribuito con un solo euro, o che ogni volta che si deve telefonare al padrone di casa aspetta che sia sempre la fessa di turno a rimetterci ricariche su ricariche, non basta, vi dirò di più.
Ore 8.30 di questa mattina: la fessa di turno ovviamente è già sveglia da un pezzo e sta cercando di prendere coscienza di sé e del mondo e di prepararsi per l'ennesima folle giornata universitaria, mentre madama rincoglionfly dorme sonni beati (se non sono le 13 mica si sveglia, ne'?), quando arriva ad entrambe un messaggio del padrone di casa che ci chiede se può passare nel pomeriggio a riscuotere l'affitto. La pazzoide-che-si-sveglia-per-andare-a-lezione naturalmente risponde tempestivamente, e si avvia verso l'agonia dell'attesa dell'autobus e trascorre il resto della giornata fino alle 16 correndo da un'aula all'altra con il tempo per fermarsi sufficiente ad ingurgitare uno pseudo panino nauseabondo. Mentre torna a casa, Veronica scopre che il proprietario l'ha cercata mentre il suo telefono era occupato, e così lo richiama e si accorda per l'orario. Si precipita a casa e l'amorevole coinquilina si appresta ad intrattenere il colloquio (ha parlato! Ha parlato davvero!) che sto per riportare fedelmente:

- Ma cooome! Sta venendo qui per l'affitto? I miei non mi hanno lasciato l'assegno!
- E stamattina allora che gli hai scritto nel messaggio?
- Veramente non ho risposto perché aspettavo che tornassi a casa e che gli mandassi TU il messaggio...
- (@#§!*?!?) A parte che sapevi che ero in facoltà tutto il giorno, perché avrei dovuto rispondergli io per te?
... (momento di silenzio)
- E ora come faccio???
- Prendi il telefono e gli dici che non hai i soldi, visto che si fa un'ora di macchina per venire qui a prenderseli!
- Nooo, e come faccio? Che gli dico???
- E' semplice, che i tuoi non ti hanno lasciato l'assegno e che glielo darai appena te lo faranno avere.
- Nooooo, magari gli mando un messaggio...
- MA CHE CI VUOLE a chiamarlo e dirglielo? Quello starà guidando per venire qua e il messaggio manco lo legge!
- Hmm... Va bene, dai... Pronto? Ehm... Hmm hmm... Veramente io... Non ho l'assegno perché i miei devono portarmelo... Oh! Ma che succede? E' caduta la linea... (alzando la voce per farsi sentire da me) Oh nooo... Ho finito il credito! E ora come faccio???

Esco di casa sbattendo la porta per lasciarla cuocersi nel suo brodo e dico tra me e me: "Ora fai che te la cavi da sola, brutta cretina asociale e scroccona che non sei altro."
Io un giorno di questi la ammazzo, e non ci pensate nemmeno di provare a fermarmi.


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17 giorni in 16 righe.
lunedì, 25 febbraio 2008 - 23:58

Il secondo semestre universitario è iniziato da una settimana, ed io ho già intenzione di comunicare al guinness dei primati il mio record di 12 ore di lezioni giornaliere. Non sto scherzando, e mi rendo conto di avere più di una rotella fuori posto, lo ben so. E' che quando ti sei prefissata di perseguire il brillante obiettivo di 7 nuovi esami sul libretto e di ricominciare seriamente a suonare, non resta che rimboccarsi le maniche e darsi da fare. E così, dopo i miei tre giorni settimanali di full-immersion tra libri, aule ed appunti che si aggrovigliano senza lasciare scampo al caos dei miei neuroni scapigliati, cerco di riservare il resto del tempo per preparare il terreno alle buone nuove che verranno. Con un biglietto di treno sempre in tasca e la voglia di fare che non sembra ancora avermi abbandonata, è così bello sentirmi "a casa" anche quando non lo sono che stento a prenderci l'abitudine. E' come se riuscissi per la prima volta a cucirmi addosso un vestito della mia esatta misura, ed è meraviglioso sentirsi parte del qualcosa di indescrivibile che scorre tra le vene e le strade di questa città e che non mi fa sentire diversa, aliena, come ho sempre creduto di essere. E poi, non c'è niente di più bello di un "ti amo" sussurrato tra le lenzuola a rendere ancora più mio questo nuovo mondo che sto riuscendo giorno dopo giorno a colorarmi intorno. A viverla così, crescere non sembra mica niente male.



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adieu Harrì
venerdì, 08 febbraio 2008 - 20:11

E adesso che la saga mio maghetto preferito è finita, che ne sarà delle mie notti insonni??



A onor di cronaca, sono ri-tornata, con quattro splendidi risultati in saccoccia, rigorosamente sofferti e guadagnati, e ancora tanta voglia di proseguire imperterrita per la mia strada. Finalmente ricomincio a dedicarmi alla mia Musica, ché di libri ne ho studiati tanti da aver dimenticato il piacere di sentire le corde sotto i polpastrelli. E se tutto va come deve andare, a breve potrò annunciarvi che ho un nuovo insegnante.

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Tutti vogliono viaggiare in prima
venerdì, 18 gennaio 2008 - 00:46

Avrei dovuto raccontarvi di questo viaggio la sera stessa dell'arrivo a Roma ma, tra la stanchezza, le faccende domestiche pronte ad attendermi al varco ed una pila di libri più alta di me da studiare, non ce l'ho fatta. Vuoi per mancanza di tempo o di parole, tant'è che adesso sono qui, in attesa d'ispirazione per dormire. C'è che ho fatto un viaggio in prima classe per errore e, tranne i sedili più larghi e comodi (che, vi dirò, seppur fornita di pancetta e rotondità varie ed eventuali, io ci entro benissimo anche in quelli di seconda) e l'avere intorno una squadra di managers in giacca e cravatta con tanto di mini-portatili-ma-talmente-portatili-che-di-più-non-si-può, 'sta gran differenza non l'ho avvertita. Tra l'angoscia del controllore che, svelatoci l'inghippo, ci informa poco elegantemente che qualora si fossero presentati gli eventuali possessori dello stesso biglietto ci saremmo dovuti spostare appena cinque carrozze più in là, compresa la mole indescrivibile di bagagli (valigione con ante dell'armadio annesse, zaino stracolmo di libri della serie quelli-che-il-peso-della-cultura-lo-sentono e borsa frigo di mammà perchè-sennò-che-razza-di-calabresi-siamo?), che non entrano tra i sedili di prima classe, evidentemente non progettati per utenza meridionale, un tizio troppo poco stabile di mente che ti si appiccica addosso per mezzo viaggio e di cui ti riesci a liberare solo dopo aver dichiarato di essere ebrea (il gallo non ha cantato e non ho rinnegato tre volte, perciò dovrei ancora essere salva), tutto è bene quel che finisce bene. E sono tornata alla mia oziosa ("letterariamente" parlando) vita romana, con il primo scritto affrontato e quattro orali alle porte, la coinquilina dispersa fino a domenica e le pareti di casa che hanno imparato a volermi bene, tanto a lungo le guardo e ci discorro ad alta voce. Perché io la solitudine proprio non la posso soffrire, e menomale che nei momenti più neri c'è sempre l'amore mio a tirarmi su dal tedio angoscioso delle sudate carte e a viziarmi un po'. Se vuoi fare felice la tua donna basta farle un regalo, e lui lo sa. E se poi la porti in un posticino bello bello come quello di ieri sera e riesci a sorreggerla sulla strada del ritorno, mentre balla e ride a perdifiato perché le bastano 40 cl di birra per prendere il volo verso mondi colorati da far sbrilluccicare gli occhi, saprà essertene riconoscente per sempre. Intanto, mi sento pericolosamente a corto di idee riguardanti musica da ascoltare. Qualcuno di voi sarebbe così gentile da rispondere al mio commosso appello e darmi qualche consiglio?


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Ti telefono o no?
mercoledì, 09 gennaio 2008 - 16:03

- Ma non è che adesso, avendoti dato troppa sicurezza, il trascurarmi un po' inizia a diventare un'abitudine?
- Scherzi?!
- Veramente, no...
[...]

E tornarono a vivere felici e contenti (si spera).



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senzatitolo
domenica, 06 gennaio 2008 - 01:18

Il silenzio della notte scende a colorare di blu i sogni ed i pensieri di quanti riescano a trovarvi pace e conforto, ed eccomi ancora qui, a cercare di mettere ordine al groviglio inestricabile che mi intrappola il respiro e mi toglie la voglia di sognare. Un nuovo anno è arrivato, ed io resto sospesa a mezz'aria, incerta se continuare a guardare indietro o lasciarmi andare e vivere appieno quanto deve ancora accadere.
Ci sono giorni in cui mi ronzano in testa sempre le stesse domande, e la paura torna ad oscurare la luce del mio sguardo al punto da renderlo irriconoscibile persino a me stessa. Eppure ci sarebbero, e ci sono, tanti motivi per cui ridere a perdifiato, ma è come se non riuscissi a trattenere tra le dita quegli attimi che svaniscono troppo in fretta perché possa davvero sentire che mi appartengono. Come quella notte splendida trascorsa tra i sorrisi degli amici e le braccia del mio amore a dare il benvenuto all'anno appena incominciato: sento ancora quel ritmo sfrenato che mi scorre nelle vene e si tramuta in inarrestabile voglia di fare, eppure non so fare altro che stare ferma ad aspettare.
E dire che di cambiamenti ce ne sono stati fin troppi nella mia vita da qualche mese a questa parte, ma non mi bastano ancora, e l'assurdo sta nel fatto che a paralizzarmi sia proprio la voglia di raggiungere al più presto "qualcosa" che non riesco in nessun modo a identificare. O meglio, l'intreccio è così fitto da non riuscire a scegliere una direzione verso cui proiettare le mie migliori energie.
I primi esami universitari sono alle porte, non dovrei pensare ad altro che a studiare, e invece la mia mente vola già a quando l'anno sarà trascorso e troverò di nuovo il tempo per dedicarmi alla mia adorata Musica, tormento e delizia dei singoli istanti di ogni mio giorno. Voglio conoscere Roma, accarezzarla, scoprirla nei suoi angoli più segreti, e vivere questo amore, libera dall'incertezza e dalla paura che la magia si possa sgretolare. Voglio sentirmi leggera e spettinare il mio noioso taglio di capelli, e parlare, ridere, emozionarmi senza il timore di sentirmi dire che sia "troppo". Desidero che la Befana stanotte mi porti un'amica, una vera però, di quelle a cui a dodici anni si raccontano i segreti più stupidi e con cui si possa ridere per ore delle piccole pazzie di tutti i giorni, o cantare a squarciagola l'allegro con fuoco della nona di Dvoràk. E parlare di Harry Potter e Pirandello che si scambiano occhiate sospettose in cima al comodino.

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Breathin' some Christmas
sabato, 29 dicembre 2007 - 02:47

Gli occhi fissi sulla tastiera del pc e le dita che attendono impazientemente di liberare le parole che non riesco a sputare, incastrate tra le labbra e l'anima, provo a scrivere una volta ancora. Sono giorni strani, il cielo fuori è grigio ed io non so ancora decidere quale umore ho. Voglia di cambiare e paura di perdersi lungo il viaggio, desiderio di contagiare il mondo intero con la gioia che ti scoppia nel cuore, e quelle ombre che tornano a popolare i peggiori incubi nelle notti scure... Pensieri sconnessi che attraversano la mente, e torna a sprazzi a regnare il caos. Mi sento sospesa su un filo di cristallo, ed un urgente bisogno di leggerezza mi tiene in bilico, in attesa dell'equilibrio che cerco e che forse non vorrei.

You floath like a feather
in a beautiful world
and I wish I was special...
What the hell am I doing here?
I don't belong here.

Non sarà mica troppo tardi per augurare a tutti voi un sereno, caldo, dolcissimo Natale?


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VeroniQue, c'est moi


Sono io. Non posso essere altrimenti che così, e per alcuni versi ne vado fiera. Perché nel mondo di sterili ed apatici scheletri senza volto e senza nome in cui viviamo, sono contenta di avere una personalità, seppure imperfetta ed inevitabilmente soggetta all’errore. Due o tre cose che so di me: amo l’Arte nella sua più profonda essenza, suono il violino da quando avevo 4 anni e desidero con tutta me stessa che la Musica non smetta mai di essere il motore della mia esistenza. Innamorata della vita, dell’Amore, della mia famiglia, della cultura, ho dei valori nei quali non mi sono stancata di credere. L’ignoto mi attrae e mi spaventa al tempo stesso, ma credo fermamente che proprio l’impossibilità di conoscere ciò che la vita ci riserva la renda realmente degna di essere vissuta.


bloggometro
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qualche buon motivo per amare questo mondo
la mia mamma. la mia famiglia. Alessandro. la Musica. l'Arte, in ogni forma. le sorprese. l'immensità di un cielo stellato. la voce del mare. le bolle di sapone. il profumo dei libri. viaggiare. il mio disOrdine. il silenzio della notte. le nuove idee.

nuvole nere sul mio cielo
gli addii. l'ipocrisia. l'invidia. l'ignoranza. il mio orgoglio. le mie debolezze. la solitudine. la cecità dei normali. le formalità. non poter dire ciò che penso. perdermi, in tutti i sensi.

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L.Pirandello: Uno, nessuno e centomila, Il fu Mattia Pascal, Enrico IV, Sei personaggi in cerca d'autore, Novelle per un anno. I.Svevo, La coscienza di Zeno. A.Camus, Lo straniero. I.Allende, Paula. O.Fallaci, Lettera a un bambino mai nato. P.Levi, Se questo è un uomo. J.W.Goethe, Le affinità elettive. B.Yoshimoto, Tsugumi. M.Haruki, Norwegian Wood. H.Hesse, Il lupo della steppa. M.A.Bulgakov, Il Maestro e Margherita. M.Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere. D.Hoppenot, Il violino interiore. S.Accardo, L'Arte del violino. J.K.Rowling: Harry Potter e la pietra filosofale, ..e la Camera dei segreti, ..e il prigioniero di Azkaban, ..e il Calice di fuoco, ..e l'Ordine della fenice, ..e il Principe Mezzosangue, ..e i Doni della Morte.

le mie note
J.S. Bach. S. Barber. L.V. Beethoven. H. Berlioz. G. Bizet. L. Boccherini. A.P. Borodin. J. Brahms. A. Corelli. F. Chopin. P.I. Ciajkovskij. C. Debussy. A. Dvorak. E. Elgar. G. Fauré. E. Grieg. F.J. Haydn. P. Hindemith. F. Liszt. G. Mahler. F. Mendelssohn. W.A. Mozart. M. Mussorgsky. N. Paganini. S. Prokofiev. G. Puccini. M. Ravel. S. Rachmaninoff. N. Rimsky Korsakov. M. Reger. C. Saint-Saens. P. Sarasate. D. Shostakovich. F. Schubert. R. Schumann. J. Sibelius. B. Smetana. R. Strauss. I. Stravinsky. G. Tartini. G.B. Viotti. T. Vitali. A. Vivaldi. R. Wagner. H. Wieniawski. W. Walton. Aerosmith. Anastacia. G. Allevi. G. Burton. E. Clapton. M. Davis. K. Jarreth. A. Piazzolla. E. Satie. Coldplay. Iron & Wine. Ligabue. Keane. L. Kravitz. Mika. Muse. Oasis. Radiohead. Red Hot Chilli Peppers. Savage Garden. Skin. Queen. The Coral. Travis. The Velvet Undergroud. Steve Ray Vaughan.

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