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Mine.
martedì, 30 giugno 2009, ore 19:40
Quando, in un solo giorno, accade che ottieni un sudatissimo 30 e lode per un esame in cui non te lo saresti mai potuto aspettare; concludi l'anno accademico con la lezione di violino più bella di tutta la vita, di quelle che ti aprono gli occhi, la testa, ma soprattutto il cuore; leggi il tuo nome al primo posto della graduatoria per le borse di studio agli studenti meritevoli...Non puoi non pensare che sia decisamente il tuo giorno fortunato. E si ritorna in salita, verso traguardi sempre più alti, ma pur sempre lontani, con una ritrovata voglia di mettersi in gioco e le redini di nuovo saldamente strette tra le dita. Sento che mi sto riappropriando di tutto ciò di cui credevo aver preso il controllo, e finalmente riesco a scorgere qualcosa oltre i contorni sfocati dei fotogrammi sconnessi che non riuscivo più a riconoscere come vita. Tutto è nelle mie mani, e non c'è niente di più bello che poterlo condividere con chi mi sta intorno e gioisce incondizionatamente dei miei sorrisi, pur potendo gelosamente custodire tutto questo come solo ed esclusivamente mio.
(For the first time you came back in my dreams last night, and maybe there I miss you, così parlò ausrufezeichen. commenti (1) Poco o nulla da aggiungere
sabato, 13 giugno 2009, ore 11:30
così parlò ausrufezeichen. commenti (3) All good things come to an end
martedì, 02 giugno 2009, ore 10:54
Al di là di quali vie percorra o di quanto tempo impieghi perchè accada, la verità alla fine viene sempre a galla. Poco importa che ci sforziamo inconsapevolmente di imprimere a fuoco sulla pelle delle maschere perfette con cui ingannare lei e offrire a noi stessi un rifugio impenetrabile: arriverà, impietoso, il momento di fare i conti con quanto di più autentico bisbiglino sommessamente le pieghe più profonde dell'anima. E quando il cuore smette di parlare in sordina, è impossibile far finta di non saperlo ascoltare. Non mi dilungherò troppo sul come, il quando o il perché qualcosa si sia incrinato a tal punto da farmi prendere una decisione che già da qualche tempo mi ronzava in testa e che non ho più potuto ignorare. Anche le cose belle giungono ad una fine, e mi piace pensare che forse sia meglio che questo accada quando conservano ancora un debole alone di magia, piuttosto che nel momento in cui si è distrutto anche tutto ciò che di buono era stato costruito in passato. E' dura accettare - soprattutto con se stessi - che un amore finisca, e sentirlo lentamente ma inesorabilmente perdere quota è un dolore martellante che, goccia dopo goccia, finisce per portarsi via ogni cosa, lasciando dentro poco più che un grande senso di vuoto e smarrimento. Restano a colorare le pagine di ciò che è già divenuto passato soltanto i ricordi, incancellabili ed insostituibili, che ci aiutano a guardare alla vita che verrà con occhi sempre nuovi e mai stanchi di stare a vedere cosa ci attende. E la certezza di non essere mai soli dona la forza per riuscire finalmente a far pace con i propri sentimenti. C'è bisogno di un grande coraggio per scegliere la via dell'incerto e lasciare in soffitta una normalità travestita da stabilità che appare ormai scolorita e offuscata dalla polvere, e anche stavolta credo che potrei non pentirmi di aver seguito il mio cuore. Ho ancora tanto da vivere, respirare e assaporare, che non posso più indugiare, rischiando di lasciare che mi sfugga per sempre. E guardare l'orizzonte lontano mentre percorro la mia strada non fa poi così tanta paura, anche adesso che nessuno è al mio fianco a tenermi per mano.
così parlò ausrufezeichen. commenti (3) Awakenings
lunedì, 11 maggio 2009, ore 02:05
E' primavera, finalmente. Il mio blog - e non solo - ha bisogno di (ri)cominciare a vivere. Mi aggiro per casa con un’incontrollabile voglia di fare, una di quelle che possono venirmi solo quando la luna piena è alta in cielo già da un pezzo e il caos dentro di me cerca di straripare dai deboli argini del silenzio della notte. Mi risveglio dopo un inverno che sembrava non voler più finire, appesantita, goffa e stanca, ma un’irresistibile brama di vita mi accende di una luce che voglio non si affievolisca al prossimo sorgere del sole. Da giorni sento l’esigenza di un cambiamento, di una svolta che possa davvero segnare un nuovo inizio, che mi aiuti una volta per tutte a liberare quanto di meglio possiedo e che attende gli si apra uno spiraglio per ritrovare la libertà. C’è una parte di me che ancora non conosco, ma che sento potrebbe dare a me e agli altri cose straordinarie se solo non la ostacolassi, con i miei stupidi timori e le mie smanie di perfezione, nel mostrarsi in tutta la sua bellezza. E mi chiedo continuamente che cosa io stia aspettando per far sì che le cose vadano come voglio, perché so bene che dipende solo da me, qui ed ora, ciò che posso scegliere di essere o di diventare. Mi capita troppo spesso di retrocedere sullo sfondo, mentre il tempo vola via inafferrabile, e di sentirmi una spettatrice della mia vita piuttosto che protagonista, osservandola fin nei minimi dettagli per cercare fuori di me quel particolare, quella impercettibile sfumatura che mi manca per fare di me “qualcuno”, perché possa capire davvero chi sono e dove voglio andare. Mi perdo tra i pensieri, mi confondo tra la gente, smetto di credere che essere né più né meno di ciò che già sono potrebbe voler dire aver trovato la strada giusta da intraprendere. E soltanto per brevissimi istanti mi rendo conto di quanto il mio modo di fare sia sbagliato. Penso a tutto questo mentre Geri Allen e il suo trio sono davanti ai miei occhi, dentro le mie orecchie e mi fanno andare il respiro a tempo con le loro note, mentre quella forza della natura di Maurice Chestnut compie la magia di trasformare ogni cellula del suo corpo in ritmo allo stato puro. E’ curioso come sia sempre la Musica a risvegliare in me i moti più tumultuosi; lei che non smette mai di essere, mio malgrado, il perché di tutto ciò che mi scorre sotto la pelle. Lei che potrebbe darmi gioia e liberazione se solo la accettassi come ragione e regola delle mie giornate, ma che mi provoca molto più spesso dolore e frustrazione perché non riesce ad imporsi sull’indolenza e il senso di colpa che la tengono prigioniera. Lei che mi fa stare sveglia di notte, rubandomi l’energia che potrei - e dovrei - dedicarle di giorno; lei che mi inganna, facendomi credere di poterne non avere costantemente e disperatamente bisogno, e mi mostra la verità per attimi così effimeri da non lasciarne traccia nel più remoto ricordo. La verità è che, quando mi sarò finalmente svegliata dal torpore di cui sono schiava, guarderò ai miei 8 esami da superare, al presunto saggio di violino alle porte, alla Capitale che mi circonda con i suoi mille volti nascosti, alle amicizie, all’amore, al centinaio scarso di mattonelle su cui ho scelto di costruire, ramoscello dopo ramoscello, il mio nido… a queste e a tante altre cose, non più come sfocati fotogrammi che mi scorrono davanti e affollano i pensieri, ma come opportunità che non ritornano e che non posso permettermi di rimpangere, un giorno, di non aver afferrato. così parlò ausrufezeichen. commenti mercoledì, 15 aprile 2009, ore 13:55
Il tempo passa, il mondo cambia, la terra trema. Vite spezzate, certezze distrutte, sogni bruciati, e a stento si scorge uno spiraglio di speranza tra le nebulose confuse dei ricordi che graffiano il cuore. C’è chi ha ben poco di cui ringraziare il cielo in questa Pasqua di dolore e silenzio, che dire ci abbia “scossi” sembra quasi un’ironia di pessimo gusto. C’è chi si sente in colpa di essere rimasto a gioire per la propria fortuna, chi ha paura del destino crudele che in un modo o nell’altro ci porterà via tutti, e chi come me quasi si vergogna di aver pianto l’altra notte perché la sua gattona è morta dopo 15 lunghi anni che l’avevano resa a tutti gli effetti un membro della famiglia.
così parlò ausrufezeichen. commenti (1) mercoledì, 25 marzo 2009, ore 23:47
Around here, however, we don't look backwards for very long.
così parlò ausrufezeichen. commenti In breve
venerdì, 27 febbraio 2009, ore 11:36
Sarete ansiosi di sapere che: 1) Ho un nuovo taglio di capelli che mi rende ancora più affascinante. così parlò ausrufezeichen. commenti (5) Buon Natale means Merry Christmas to you!
domenica, 21 dicembre 2008, ore 16:14
Ho provato ad aspettare che il malumore passasse per sedermi qui e raccontarvi soltanto aneddoti esilaranti - e ammetto che, con tre traslochi e annesse disavventure nel giro di un paio di mesi, l'inizio di un nuovo percorso musicale in accademia, le tragicomiche vicissitudini di un'università che cerca di guardare al futuro con gli occhi di chi non è in grado di stabilire con esattezza cosa ci sia al di là del proprio naso, la scoperta di nuove amicizie e i tentativi di convivenza con le persone più improbabili che si possano immaginare, non mi sarebbe certamente mancato di che farvi sorridere -, ma tutto ciò che sono capace di tirare fuori da questi ultimi giorni di amarezza e desolazione mi da modo di pensare che se aspetto ancora un po' potrei seriamente correre il rischio che quest'anno voli via senza aver lasciato traccia nel mio angolino di mondo virtuale.
così parlò ausrufezeichen. commenti (5) A volte ritornano
lunedì, 22 settembre 2008, ore 12:42
Ci incontrammo un giorno di tanti, tanti anni fa, quando per contare la nostra età bastava ancora la somma delle dita di due manine. A scuola si allestiva una recita sull’Unione Europea: un lavoro immane, interamente ideato e realizzato da bambini e insegnanti e destinato a imperitura memoria, quale segno tangibile dei bei tempi andati e ultima tappa prima del fatidico passaggio dai banchi delle elementari a quelli delle medie. Io ero già una donnina estremamente impegnata e, per quanto cercassi di defilarmi da simili sfiancanti imprese, finii anche quella volta per metterci tutta l’anima e trascorrere gli ultimi mesi prima degli esami in uno stato di pressoché totale reclusione scolastica, sgobbando tra ricerche, copioni, costumi e prove generali. Diagnosticatomi un precoce esaurimento nervoso da cartelloni (mai visti e realizzati tanti in tutta la mia vita), le maestre decisero di affiancarmi una valida collaboratrice. Fino al momento in cui ci fecero conoscere, avevamo vissuto l’una senza sapere dell’esistenza dell’altra e ignare del fatto che quell’incontro si sarebbe rivelato tutto fuorché affidato al caso. Il primo impatto per me non fu positivo; nell’ingenuità dei miei dieci venerandi anni riuscivo ad essere ancora più antipatica di quanto non sia adesso, e soprattutto non avevo sviluppato la capacità di celare le mie sensazioni per evitare di ferire i sentimenti altrui (capacità di cui ancora fatico ad appropriarmi). Il suo sorriso invece dimostrava che per lei era stato amore a prima vista, ma dato il mio scarso tatto, l’approccio non poté che essere estremamente scontroso: Non so dire come né quando o perché qualcosa si incrinò. Iniziarono i litigi, le incomprensioni, fino a che le nostre strade presero due direzioni diverse. Ma il passaggio fu tutto tranne che indolore. Non smettemmo mai un istante di volerci bene, e sono sicura che fu doloroso per lei quanto per me vedere che qualcosa stava cambiando: ci rivolgemmo a stento la parola per un interminabile ultimo mese di scuola pur continuando ad essere compagne di banco, trascorremmo l’ultima cena con i professori sedute ai poli opposti del tavolo e non ci fummo l’una per l’altra all’esame orale della maturità. Eravamo state sempre estremamente diverse e questa fu per anni la nostra forza, ma all’improvviso sembrava che avessimo varcato il confine tra la diversità e il diventare due perfette estranee. Io non mi riconoscevo più nel suo modo di fare, nei posti e nelle persone che frequentava, e probabilmente fu altrettanto per lei, ma non riuscimmo mai a parlarne. Nessun litigio furibondo, nessuna reazione spropositata, nessuna “rottura” ufficiale. Semplicemente, i due anni che seguirono furono di totale silenzio. Io non riuscivo più a riavvicinarmi, e questo non vuol dire che non lo desiderassi profondamente, mi gettai a capofitto nell’ultimo anno di conservatorio, cercai amicizie altrove e ne trovai qualcuna degna di essere definita tale, e lo stesso può dirsi del nuovo mondo romano, ma in fondo al mio cuore ho continuato ad avere nostalgia del rapporto unico e speciale che avevo con lei, nonostante non sia mai riuscita a superare quella strana paura di farmi di nuovo male. Vi ho già detto altrove che una misteriosa rosa bianca ricevuta il giorno del mio compleanno ha dato il via a qualcosa di bello e strano insieme che non saprei altrimenti definire. Due giorni fa ci siamo finalmente ri-incontrate, -osservate, -ascoltate, -abbracciate e, se due anni di lontananza con tutto ciò che è successo e che ci siamo perse ci hanno sicuramente cambiate, è stato come se il tempo non avesse cancellato l’affetto ed i momenti indimenticabili che abbiamo vissuto insieme. Ma devo restare coi piedi per terra e non mi spingo oltre. Chi vivrà vedrà. Una rosa bianca non potrà sicuramente cancellare in un colpo tutte le incomprensioni che ci hanno fatto stare male, ma io voglio sperare per un’ultima volta che questo tentativo possa andare a buon fine. ![]() così parlò ausrufezeichen. commenti (7) Considerazioni
sabato, 13 settembre 2008, ore 19:50
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale. Oggi nella mia ridente e florida cittadina si svolge quello che da qualche anno a questa parte sembra essere diventato l’evento mondano per eccellenza: la notte bianca! Il capodanno dell’estate, la notte delle notti, il coronamento di un’intera stagione di bagordi festaioli, di luci stroboscopiche e musica assordante, di abbigliamento glamour, serate “in”, gente giusta e popolare, quella che - ommmiodddiozzètizzùro - per il semplice fatto di esistere ridona un senso ad ogni luogo benedetto dalla propria presenza (e non dimentichiamoci di aggiungere la chicca dell’evento culturale, del concertino o della mostra del cazzo alla quale a nessuno importa prendere parte, ma che non possono mancare, ché si sa, ormai l’intellettualoide fa tendenza). Capodanno, festa della donna, adesso anche la notte bianca… Giornate in cui, ancor di più che nel resto dell’anno, se non fai “qualcosa” e non sei capace di essere una pecora, non conti nulla e puoi direttamente andare a scavarti la fossa. In altre parole, l’apoteosi di tutto ciò contro il quale sono nata per condurre la mia strenua battaglia (pugno in alto – non per forza comunista –, capelli al vento e sguardo fiero: Veronica, la paladina della giustizia è tra noi! Applausi). Detto questo, secondo voi è davvero grave se in serate come questa non scoppio dalla voglia di uscire per perdere due ore del mio tempo tra strade intasate e parcheggi inesistenti, oppressa dall’afa e dalla folla unta, appiccicaticcia e indemoniata, e sono quasi contenta che stia per arrivare un temporale? Ultimo aggiornamento: naturalmente, poi, ad un terzo di notte bianca ci sono stata e posso confermare parola per parola quello che ho scritto sopra. Già che sono in vena di considerazioni, mi viene da chiedermi perché, se penso a quanto amo i miei genitori, piango. Ma questa è un'altra storia, e forse la racconteremo nella prossima puntata. così parlò ausrufezeichen. commenti (9) |
Veronique, c'est moi
Sono io. Non posso essere altrimenti che così e per alcuni versi ne vado fiera. Perché nel mondo di sterili ed apatici scheletri senza volto e senza nome in cui viviamo, sono contenta di avere una personalità, seppure inevitabilmente imperfetta e soggetta all’errore. Due o tre cose che so di me: amo l’Arte nella sua più profonda essenza, suono il violino da quando avevo 4 anni e desidero con tutta me stessa che la Musica non smetta mai di essere il motore della mia esistenza. Innamorata della vita, dell’Amore, della mia famiglia, della cultura, ho dei valori nei quali non mi sono ancora stancata di credere. L’ignoto mi attrae e spaventa allo stesso tempo, ma credo fermamente che proprio l’impossibilità di conoscere ciò che la vita ci riserva la renda davvero degna di essere vissuta.
bloggometro
close your eyes and listen
qualche buon motivo
la mia mamma. la mia famiglia. l'Amicizia. la Musica. l'Arte, in ogni sua forma. le coccole! le sorprese. l'immensità di un cielo stellato. la voce del mare. le bolle di sapone. il profumo dei libri. viaggiare. il mio disOrdine. il silenzio della notte. le nuove idee.per amare questo mondo ![]() nuvole nere sul mio cielo
gli addii. l'ipocrisia. l'invidia. l'ignoranza. il mio orgoglio. le mie debolezze. la solitudine. la cecità dei normali. le formalità. avere paura. non poter dire ciò che penso. perdermi, in tutti i sensi.
scene di vita vissuta
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the pigs are coming
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