3888000 attimi di vita trascorsi senza neppure avere il tempo di accorgermene, così tanti da far girare la testa al solo pensiero di fermarsi a ricordare. E così cerco di inventarmi ogni volta qualcosa di originale che rimanga oltre il tempo di un banale riassuntino delle elementari, lo cerco così a fondo che alla fine mi perdo e non so da dove (ri)cominciare.
Nell'ultimo mese ho imparato che non ci si può fidare delle apparenze (e soprattutto, dei programmi da concerto) senza averne avuta prova udibilmente certificata; che trovarsi faccia a faccia con l'impronta della mano di uno dei miei artisti preferiti è un'emozione che non si può raccontare; che Roma è sempre meravigliosamente bella ed immensa da scoprire, indimenticabile quando si hanno accanto le persone che occupano i due terzi del mio cuore; che il teatro è quasi certamente il luogo in cui potrei voler trascorrere le ultime ore della mia vita; che al peggio non c'è mai fine e a volte non resta che affidarsi nelle mani della provvidenza per vedere che ne sarà delle nostre sorti; che essere una studentessa spericolata e soprattutto squattrinata può avere delle conseguenze piuttosto imbarazzanti; che l'ambiente universitario a volte può curare le piaghe lacrimose di un'adolescenza solitaria; che non è mai troppo tardi per tornare a credere nei propri sogni ed avere il coraggio di mettersi in gioco e ricominciare da capo per realizzarli.
In altre parole, in ordine cronologico invertito, tutto questo significa che ho avuto il (dis)onore di violentare la mia raffinata sensibilità artistica con il peggior ensemble pseudo-barocco che orecchio umano abbia mai potuto sopportare (disperatissimo gruppo spagnolo "La Folìa", provare per credere); che andare alla Sala Espositiva della Reale Accademia di Spagna e vedere da vicino alcune (ahimé, poche) opere del grande Mirò è un'esperienza da provare; che trascorrere 10 giorni con mamma (sorella e cognato annessi) tra le vie dell'Urbe (centro storico in quasi ogni angolo, Villa Borghese, Trastevere, festeggiamento torverghevolmente privato del compleanno dell'ammmore mio a base di birrozza e calzoni di mammà, Castel Gandolfo, gelati, risate, litigi e per chiudere in bellezza lo svaligiamento dei negozi di Castel Romano) è stato ancora più bello di quanto ci saremmo potute immaginare; che, con mia grandissima gioia, Pirandello è venuto a trovarmi al Teatro Valle sotto la pioggia e tra colleghi casinari e tramezzini semi-avariati; (che i risultati elettorali di aprile hanno superato di gran lunga le mie peggiori aspettative, ma preferisco lasciare l'argomento tra parentesi perché il mio blog ripudia sin dalla sua genesi le ipocrisie del politichese); che confesso di aver molto peccato nel fare la nientepopodimenoche promoter di Casini durante la campagna elettorale (ma vi prego, evitiamo di parlare anche di questo perché non sono ancora riuscita a superare l'umiliazione di aver portato sul petto per 10 lunghi giorni lo slogan "io c'entro"); che sto iniziando a guardarmi intorno e a scoprire che tutto sommato ho ancora qualche speranza di conoscere persone interessanti con cui trascorrere del tempo, ma preferisco non sbilanciarmi troppo dai miei piedoni di piombo, perché la paura di rimanere delusa è più forte di qualsiasi altra cosa; che Marco Fiorentini è ufficialmente il mio nuovo insegnante di violino a cui ho affidato le ultime speranze di musicista in crisi e disorientata.
Ma soprattutto, non dimentichiamoci che da un anno e 7 splendidi mesi un raggio di sole è entrato nella mia vita per illuminarla di dolcezza, ragion per cui vi invito non dico a farmi gli auguri, ma almeno a sorridere con me per l'immensa fortuna che mi è capitata.

Ti Amo. Oh!
Forse troppo, e sempre di più. anche se sembri non crederci a volte :D
Non posso essere li con te per festeggiare questo 8 Marzo, spero tu possa accontentarti del mio rubare questo tuo spazio...
Cioè, no, veramente, io questa non posso proprio fare a meno di raccontarla. A dire il vero avrei una valanga di cose da scrivere perché il tempo è tiranno ed io non riesco mai a stargli al passo e a contenere l'irrefrenabile scorrere degli eventi nei pochi minuti al giorno che ho a disposizione per parlarne. Ma siamo di nuovo qui, e in cima alla lista delle cose da sapere c'è che stento a frenare l'istinto di trasformarmi in spietata omicida (o meglio coinquilinicida), e non vi nascondo che la faccenda mi irrita e spaventa alquanto. Chi mi conosce sa che Veronica è buona e cara e talmente tenera che si taglia con un grissino, ma il guaio è che a volte ci si dimentica che se di quella bontà si prova anche solo un istante ad approfittare, l'hai persa, e l'hai persa per sempre. Premesso questo, cercherò di riassumere per punti i motivi per i quali potreste verosimilmente leggere il mio nome tra le notizie di cronaca nera dei prossimi giorni (per chi non ci fosse ancora arrivato, sto parlando di LEI, l'unica, indescrivibile, esilarante e pietosamente inimitabile coinquilina. Per saperne di più, vi invito a leggere l'antefatto qui):
- attività cerebrale non pervenuta, perché una persona che non ti parla, non ti guarda, non ti ascolta ed è capace di rimanere immobile a fissare il vuoto per ore interminabili, io non riesco a trovare ragioni per definirla in possesso delle proprie facoltà mentali;
- scarsa (per non dire inesistente) propensione all'igiene e disconoscenza delle norme di buona educazione e del vivere civile, e giuro che non potrei formulare una perifrasi più cortese di questa per descrivere una persona che, oltre ad essere raccapricciante alla vista, puzza, non si lava e non è capace di tirare lo sciacquone dopo aver fatto pipì;
- assoluta mancanza di senso pratico e dei fondamenti della logica (ci vuole tanto a capire che se un tubo perde acqua, e non una gocciolina ma un getto della potenza di un fiume in piena, devi metterci sotto un secchio e non toglierlo fino a quando il problema non sia stato risolto? Più semplice di apri il frigo-metti l'elefante-chiudi il frigo, ma non per tutti);
- incapacità di gestione della propria persona e degli spazi ad essa circostanti, nonché mancanza di rispetto nei confronti di chi si fa un mazzo così per non far sembrare la casa un porcile e desidererebbe ALMENO UNA VOLTA poter andare in bagno senza avere i conati di vomito scrostando il cesso da cima a fondo ed è stufa di passare tutto il proprio tempo libero a riparare i danni che l'altra combina (tanto per fare qualche esempio: la principessa perde il braccialetto nella doccia e la sottoscritta, armata di cacciavite e arnesi vari, deve recuperarglielo, oppure manda la caldaia in blocco e c'è sempre la cretina-tutto-fare che ha imparato il manuale d'istruzioni a memoria per farla ripartire)...
E potrei andare avanti ancora a lungo, raccontandovi di quando smette di bere il latte perché le è finito e aspetta che mammina (da Salerno) glielo porti, dal momento che lei non è capace di andarselo a comprare al supermercato (che dista 10 m da casa), di quando vede Alessandro e si rinchiude in camera come se dovesse proteggersi dal mostro delle caverne, dei mille caffé al giorno che è capace di bere e delle 20 ore di sonno quotidiane di cui non riesce a fare a meno (e questo comporta per me che suonare è diventata un'impresa più ardua di trovare un bravo insegnante che non mi dica che sono uno zero col taglio), di quando le spiego che se vuole internet deve comprare una scheda tim perché qui nel Bronx non c'è campo per nessun gestore e lei si va a comprare la scheda wind lamentandosi del fatto che non si riesce a collegare, così parte in missione con il portatile verso il centro wind più vicino per scoprire che "saaai, a Tor Vergata la wind non prende per niente!" (e io che parlo a fare?), ma non mi resterebbe tempo e spazio a sufficienza per raccontare le cose che mi fanno proprio ribollire il sangue.
Perché io dico, va bene che sei deficiente e non sei capace nemmeno di campare, ma se con la tua aria da imbranata cronica pensi di potermi prendere per i fondelli, cocca mia, hai sbagliato strada. Se il sapere, ad esempio, che tutto ciò che doveva essere comprato in questa casa ho dovuto comprarlo io ed io soltanto senza che avesse contribuito con un solo euro, o che ogni volta che si deve telefonare al padrone di casa aspetta che sia sempre la fessa di turno a rimetterci ricariche su ricariche, non basta, vi dirò di più.
Ore 8.30 di questa mattina: la fessa di turno ovviamente è già sveglia da un pezzo e sta cercando di prendere coscienza di sé e del mondo e di prepararsi per l'ennesima folle giornata universitaria, mentre madama rincoglionfly dorme sonni beati (se non sono le 13 mica si sveglia, ne'?), quando arriva ad entrambe un messaggio del padrone di casa che ci chiede se può passare nel pomeriggio a riscuotere l'affitto. La pazzoide-che-si-sveglia-per-andare-a-lezione naturalmente risponde tempestivamente, e si avvia verso l'agonia dell'attesa dell'autobus e trascorre il resto della giornata fino alle 16 correndo da un'aula all'altra con il tempo per fermarsi sufficiente ad ingurgitare uno pseudo panino nauseabondo. Mentre torna a casa, Veronica scopre che il proprietario l'ha cercata mentre il suo telefono era occupato, e così lo richiama e si accorda per l'orario. Si precipita a casa e l'amorevole coinquilina si appresta ad intrattenere il colloquio (ha parlato! Ha parlato davvero!) che sto per riportare fedelmente:
- Ma cooome! Sta venendo qui per l'affitto? I miei non mi hanno lasciato l'assegno!
- E stamattina allora che gli hai scritto nel messaggio?
- Veramente non ho risposto perché aspettavo che tornassi a casa e che gli mandassi TU il messaggio...
- (@#§!*?!?) A parte che sapevi che ero in facoltà tutto il giorno, perché avrei dovuto rispondergli io per te?
... (momento di silenzio)
- E ora come faccio???
- Prendi il telefono e gli dici che non hai i soldi, visto che si fa un'ora di macchina per venire qui a prenderseli!
- Nooo, e come faccio? Che gli dico???
- E' semplice, che i tuoi non ti hanno lasciato l'assegno e che glielo darai appena te lo faranno avere.
- Nooooo, magari gli mando un messaggio...
- MA CHE CI VUOLE a chiamarlo e dirglielo? Quello starà guidando per venire qua e il messaggio manco lo legge!
- Hmm... Va bene, dai... Pronto? Ehm... Hmm hmm... Veramente io... Non ho l'assegno perché i miei devono portarmelo... Oh! Ma che succede? E' caduta la linea... (alzando la voce per farsi sentire da me) Oh nooo... Ho finito il credito! E ora come faccio???
Esco di casa sbattendo la porta per lasciarla cuocersi nel suo brodo e dico tra me e me: "Ora fai che te la cavi da sola, brutta cretina asociale e scroccona che non sei altro."
Io un giorno di questi la ammazzo, e non ci pensate nemmeno di provare a fermarmi.


Avrei dovuto raccontarvi di questo viaggio la sera stessa dell'arrivo a Roma ma, tra la stanchezza, le faccende domestiche pronte ad attendermi al varco ed una pila di libri più alta di me da studiare, non ce l'ho fatta. Vuoi per mancanza di tempo o di parole, tant'è che adesso sono qui, in attesa d'ispirazione per dormire. C'è che ho fatto un viaggio in prima classe per errore e, tranne i sedili più larghi e comodi (che, vi dirò, seppur fornita di pancetta e rotondità varie ed eventuali, io ci entro benissimo anche in quelli di seconda) e l'avere intorno una squadra di managers in giacca e cravatta con tanto di mini-portatili-ma-talmente-portatili-che-di-più-non-si-può, 'sta gran differenza non l'ho avvertita. Tra l'angoscia del controllore che, svelatoci l'inghippo, ci informa poco elegantemente che qualora si fossero presentati gli eventuali possessori dello stesso biglietto ci saremmo dovuti spostare appena cinque carrozze più in là, compresa la mole indescrivibile di bagagli (valigione con ante dell'armadio annesse, zaino stracolmo di libri della serie quelli-che-il-peso-della-cultura-lo-sentono e borsa frigo di mammà perchè-sennò-che-razza-di-calabresi-siamo?), che non entrano tra i sedili di prima classe, evidentemente non progettati per utenza meridionale, un tizio troppo poco stabile di mente che ti si appiccica addosso per mezzo viaggio e di cui ti riesci a liberare solo dopo aver dichiarato di essere ebrea (il gallo non ha cantato e non ho rinnegato tre volte, perciò dovrei ancora essere salva), tutto è bene quel che finisce bene. E sono tornata alla mia oziosa ("letterariamente" parlando) vita romana, con il primo scritto affrontato e quattro orali alle porte, la coinquilina dispersa fino a domenica e le pareti di casa che hanno imparato a volermi bene, tanto a lungo le guardo e ci discorro ad alta voce. Perché io la solitudine proprio non la posso soffrire, e menomale che nei momenti più neri c'è sempre l'amore mio a tirarmi su dal tedio angoscioso delle sudate carte e a viziarmi un po'. Se vuoi fare felice la tua donna basta farle un regalo, e lui lo sa. E se poi la porti in un posticino bello bello come quello di ieri sera e riesci a sorreggerla sulla strada del ritorno, mentre balla e ride a perdifiato perché le bastano 40 cl di birra per prendere il volo verso mondi colorati da far sbrilluccicare gli occhi, saprà essertene riconoscente per sempre. Intanto, mi sento pericolosamente a corto di idee riguardanti musica da ascoltare. Qualcuno di voi sarebbe così gentile da rispondere al mio commosso appello e darmi qualche consiglio?

Gli occhi fissi sulla tastiera del pc e le dita che attendono impazientemente di liberare le parole che non riesco a sputare, incastrate tra le labbra e l'anima, provo a scrivere una volta ancora. Sono giorni strani, il cielo fuori è grigio ed io non so ancora decidere quale umore ho. Voglia di cambiare e paura di perdersi lungo il viaggio, desiderio di contagiare il mondo intero con la gioia che ti scoppia nel cuore, e quelle ombre che tornano a popolare i peggiori incubi nelle notti scure... Pensieri sconnessi che attraversano la mente, e torna a sprazzi a regnare il caos. Mi sento sospesa su un filo di cristallo, ed un urgente bisogno di leggerezza mi tiene in bilico, in attesa dell'equilibrio che cerco e che forse non vorrei.
You floath like a feather
in a beautiful world
and I wish I was special...
What the hell am I doing here?
I don't belong here.
Non sarà mica troppo tardi per augurare a tutti voi un sereno, caldo, dolcissimo Natale?
